di Corrado Ruggeri

Legionari del Gruppo Storico Romano

Fiera della sua Storia più che bimillenaria. Anche se un po’ acciaccata dagli ultimi tempi. A inorgoglire Roma c’è un grande passato ma anche un incrollabile ottimismo nel futuro, che fa sopportare meglio il presente, così arido di soddisfazioni. Ma questa è Roma, granitica anche nel suo travertino, imperiale pure nei municipi, coraggiosa sempre. Ogni viaggio inizia con un primo passo e l’Urbe lancia una sfida nuova, consegnando alla storia il ritratto cartaceo e digitale di un quartiere, il Trieste Salario: ma è, appunto, soltanto il primo, gli altri sono pronti per accompagnarlo, in questa avventura che ha scelto uno strumento antico ma insuperabile, il libro, per raccontare volti e parole degli abitanti di un pezzo di Capitale, le loro facce e le loro storie, le loro passioni e anche le loro speranze.

Sembra un caso, ma non lo è. Il 21 aprile è la data d’esordio, il debutto di “Community Book”, iniziativa che non ha eguali altrove. Arriva in edicola e in libreria e se si comincia da Roma, c’è un perché. Perché Roma è giovane ed eterna, ama la tradizione ma sa essere innovativa, è coraggiosa e menefreghista, beata e dannata. Inutile stare a inventare spiegazioni o a discutere sulle ragioni: chi nasce a Roma ha una marcia in più. E pure chi ci viene a vivere, per caso, per sbaglio o per amore, quella marcia in più se la ritrova gratis, per merito di una specie di contaminazione ambientale, a forza di stare a contatto con chi discende da Romolo e Remo.

Lupa capitolina, simbolo di Roma

Erano 2770 anni fa. Due ragazzini, la lupa, una lite. E un grande sogno: fondare Roma. Non fu tutto facilissimo, ma i risultati di quell’iniziale fatica si vedono ancora, passeggiando per i Fori Imperiali e dintorni. I secoli hanno mutato convinzioni e costumi, l’Impero è qualcosa di inconcepibile oggi ma riferito a ieri costruisce l’orgoglio di questa città. Il 21 aprile ha perso un po’ di smalto, la retorica si è attenuata, ma la nascita di Roma, che ha poi generato Re e Imperatori, guerre e decadenze, merita ancora attenzione e rispetto. Commemorazioni pubbliche e celebrazioni private scandiscono questo giorno di primavera. Cerimonie intime, anche, perché è soprattutto l’animus quel che oggi conta. “Civis romanus sum” è un impegno, innanzitutto, è la coscienza di un privilegio, non fosse altro che avere la fortuna di affacciarsi sul Colosseo quando si vuole, con una passeggiata o qualche fermata di autobus o metropolitana. C’è chi fa migliaia di chilometri per respirare la nostra aria inquinata, per poggiare i piedi sui sampietrini, passeggiare lungo l’Appia Antica, visitare le catacombe, allargare le braccia per la meraviglia davanti a Fontana di Trevi o alla scalinata di Trinità dei Monti.

Questa è Roma, signori miei, non c’è altra città al mondo che abbia la sua Storia e la sua anima. E che sappia affrontare gioie e dolori, vergogne e onori con la stessa cinica e bonaria superbia. Abbiamo visto Papi e Imperatori, Re e anche altro, ma sempre, tutti, sono stati accompagnati sì, dall’amore, dalla devozione, dal rispetto, ma anche da quel modo di intendere la vita che fa grande i romani e il loro animo. Un eterno, gigantesco, celestiale “Chissenefrega”.