di Simona Dolce

La nascita di Roma e la sua storia sono al centro di un vero e proprio evento tv su History Channel. Il canale tematico Sky dedicato alla storia sembra essere l’unico, nel panorama televisivo, che si occuperà di celebrare il Natale di Roma. Lo farà con una maratona di tre giorni: documentari e speciali dedicati alla Capitale, ai miti, alle leggende e ai momenti chiave della sua epopea.

La tre giorni di History Channel

Dal 21 al 23 aprile è in onda il ciclo “Caput Mundi”: in prima tv i segreti del Colosseo, con i suoi spettacoli feroci di gladiatori e leoni, il racconto delle personalità imprevedibili e sanguinarie di Nerone e Caligola, gli imperatori più controversi. Spazio anche all’archeologia con la storia di Roma nei suoi sotterranei, con i labirinti, gli acquedotti e le antiche tombe, e alla Pompei sommersa con le sue lussuose ville. Più leggero, ma pur sempre a tema, è il format “De Gustibus” che ripercorre la storia italiana attraverso il cibo, mentre “Ti presento l’Impero Romano” e “Barbarians – Roma sotto attacco” affronteranno nelle forme del documentario e della fiction di ricostruzione storica il capitolo della caduta dell’Impero e delle lotte contro Annibale, Attila e le orde di barbari. Ma History Channel ha in serbo sorprese di grande originalità: non si ferma al racconto storico ma riattualizza anche il trattato di architettura di Vitruvio (che risale al 15 a.C.) in un format insolito come “Villa romana fai da te”, per capire come avveniva la costruzione di una residenza patrizia con le conoscenze e le tecnologie dell’epoca.

La nascita di Roma, tuttavia, è un tema che ha affascinato anche la letteratura, il cinema e l’arte. Sono tante le opere a cui attingere per saperne di più.

Tom Holland e lo stupro di Marte

Nel suo recente Dynasty (Il Saggiatore, 2017), lo storico Tom Holland racconta le vicende legate alla dinastia Claudia e non può che cominciare proprio dal mito fondativo: “La storia di Roma ebbe inizio con uno stupro.” Ma ben più interessante del fatto in sé è ovviamente il suo artefice che quasi tutti gli storici di epoca latina riconducono a Marte in persona. “Dallo stupro, come prevedibile, nacquero due bambini simili a dèi. […] frutto della vergogna della propria madre furono gettati in balìa […] del Tevere. La loro straordinaria storia era appena all’inizio.” Fu un guardiano di porci (o un pastore, la leggenda ha dettagli cangianti) che li trovò all’ingresso di una caverna mentre una lupa offriva loro le sue mammelle per saziarli. Non c’era dubbio che un destino grandioso avrebbe atteso questi due neonati semidivini che come Alessandro Magno e molti altri principi illustri erano sfuggiti a morte certa fin da piccoli secondo uno schema tipico delle fiabe.

Anche i nemici in guerra riconoscevano nei romani gli occhi gialli e le unghie come artigli. I macedoni, per esempio, giuravano di aver lottato contro rabbiosi licantropi, insaziabili di sangue e affamati di dominio e di ricchezza (Svetonio, Caligola). Mentre per i romani, com’ovvio, la legittimità del proprio dominio sul mondo era assicurata dai natali divini.

Mommsen, Carandini e gli altri

Ma cronaca e leggenda, mito e storia, si intrecciano continuamente: accoglie la lezione dello storico premio Nobel Theodor Mommsen, l’archeologo Andrea Carandini che nel suo La fondazione di Roma raccontata da Andrea Carandini, uscito nel 2011 per Laterza e ripubblicato nel 2016, viviseziona il mito per rintracciare elementi di verità.

Di T. Mommsen segnaliamo l’uscita nel 2016 (Il Saggiatore) di una traduzione aggiornata del suo L’impero di Roma: pietra miliare e affresco impareggiabile per chiunque desideri conoscere i tre secoli cruciali della civiltà moderna e contemporanea.

André Vauchez e Andrea Giardina ripercorrono il mito di Roma lungo la storia (del libro del 2008 è uscita un’edizione aggiornata nel 2016 per Latenza), il cui fascino ci arriva intatto attraverso rituali e simbologie, come quella del “solco primigenio” tracciato da Romolo con l’aratro che sanciva il limite sacro della città, il pomerio: ancora oggi un appuntamento fisso nelle rievocazioni storiche del 21 aprile.

Anche per i più piccoli ci sono molte pubblicazioni interessanti che raccontano la leggenda di Romolo e Remo. È di Giovanni Nucci, E fonderai la più grande città del mondo, uscito nel 2010 per Feltrinelli Kids. Più recente, del 2015 (Lapis), Romolo e Remo, le origini di Roma di Valeria Conti.

Il grande murales di Kentridge

Risale all’anno scorso il grande murales Trionfi e lamenti realizzato da William Kentridge proprio in occasione del Natale di Roma del 2016. L’artista narra attraverso 550 metri di immagini rappresentative dipinte sul lungotevere da Ponte Sisto a Ponte Mazzini l’essenza della storia romana, e quindi italiana, dalla lupa a Pasolini.

Non solo il presente, ma anche il passato è ricco di echi del mito e dei due fratelli che spesso è stato usato per criticare la società contemporanea. Un esempio noto è quello della poesia in dialetto romanesco Romolo e Remo a firma di Trilussa che Aldo Fabrizi fece risplendere in tutta la sua sardonica romanità.

Pingitore, Fellini e Corbucci

Passando al cinema, Gabriella Ferri è Lupa, fascinosa e sfacciata, che alleva Remo (Pippo Franco) e Romolo (Enrico Montesano) in Remo e Romolo di Pier Francesco Pingitore (link a pagina di CB: http://www.communitybook.it/pier-francesco-pingitore/). Lupa viene qui ripreso nel senso latino di prostituta, da cui lupanare, seguendo così Tito Livio che racconta come Faustolo e la moglie Acca Larenzia (“c’è chi dice che i pastori chiamavano lupa perché si prostituiva”), trovati i neonati sulle rive del fiume Tevere, si siano poi occupati di allevarli.

Risale invece al 2007 la scoperta del Lupercale, il più antico santuario romano: la grotta dove la lupa avrebbe allattato Romolo e Remo.

Anche Franco Angeli nella sua serie di dipinti Natale di Roma del 1964 usa la lupa, ma dissacrante e antiretorica, per ribaltare l’immagine di una città che non né generosa né autentica.

Ma non mancano visioni differenti: è ironica e cupa la celebrazione del Natale di Roma in Amarcord di Fellini, che ricorda quando, nel ventennio fascista, la festa diventata nazionale sostituiva la festa del lavoro del 1 maggio ed era celebrata dovunque con tanto di fanfara e parata balilla.

È di Sergio Corbucci, infine, Romolo e Remo del 1961, sulla leggenda della fondazione e del duello mortale fra i due fratelli.

Schiavi, prìncipi, lupe e lotte sanguinose: del fascino della città eterna sappiamo molto dai libri letti e dai film visti, come se la storia del 21 aprile fosse una carrellata di set in cui sfilano farse e tragedie.

Letture e video consigliati

Aldo Fabrizi legge Trilussa

Remo e Romolo Pingitore

Franco Angeli, Natale di Roma 1964

La storia di Roma in 100 monumenti e opere d’arte

Tom Holland, Dynasty

Andrea Carandini, La fondazione di Roma raccontata da Andrea Carandini

Theodor Mommsen, La storia di Roma e L’impero di Roma

Andrea Giardina e André Vauchez, Il mito di Roma: da Carlo Magno a Mussoli

Laura Cotta Ramosino e Cristiano Dognini, Tutto quello che sappiamo su Roma l’abbiamo imparato a Hollywood:

Giovanni Nucci, E fonderai la più grande città del mondo

Romolo e Remo, le origini di Roma di Valeria Conti