di Filippo Bellantoni

Se il Trieste-Salario fosse una donna sarebbe una “vecchia signora elegante”. A descriverlo così è la scrittrice Francesca D’Aloja, in una delle 101 interviste di CommunityBook. Il quartiere che unisce il quadrante Nomentano con la zona Africano è una fetta di Roma a suo modo unica, dotata di una chiara identità che si distingue per storia, classe e unicità. Come i luoghi del Trieste-Salario, che non sono mai banali, così anche le persone sono capaci di sorprendere con i loro racconti, gli aneddoti personali e i legami speciali con il territorio.

Veduta aerea del Trieste-Salario

Ecco come nascono le 101 interviste che sono il frutto di un lavoro partito dalla strada, di un metodo lento e approfondito caro ai vecchi cronisti, basato su una ricerca continua tra la gente. Succede allora, durante l’indagine nel quartiere, di incontrare alla Sedia del Diavolo un mago illusionista con una lunga barba alla Gandalf, stile il Signore degli Anelli e il cui motto è: “Meglio illusionista che illuso”. A un passo dalle illusioni ci sono le certezze degli artigiani e dei bottegai autentici che vivono il quartiere da generazioni: l’antiquario Giuseppe Calò ha ancora oggi negli occhi il ricordo del papà deportato a Mauthausen, la sarta Tersilia Margottini, a 90 anni, sorride ricordando quelle camicie realizzate con la seta dei paracadute dei tedeschi e degli alleati. Poi c’è il fuoriclasse delle due ruote: il meccanico Danilo Barbetta, figlio di Romanino, che con la sua simpatia e genuinità racconta di quella moto arrivata un giorno in officina, regalo per Michael Schumacher. Il Trieste-Salario è anche un mix di profumi che arrivano dalle cucine tradizionali. Chi non conosce la pasta fresca di Anna Gatti, il Mont Blanc delle tre sorelle Romoli o il cremolato di Mario De Angelis? Seguendo ancora il profumo del cibo si finisce in via Brescia, da Alfonso Fellah, re del couscous e poi in piazza Crati, prima a La Mora di Mauro Del Grande e poi da Claudio Arcioni, titolare della storica enoteca, oggi santuario di ricercatezze.

Veduta aerea del Trieste-Salario, in primo piano Villa Ada

Durante la ricerca di aneddoti unici, si scoprono luoghi inaspettati: come dimenticare la luce mistica mattutina al Mausoleo di Santa Costanza e il verde brillante del giardino della Basilica Costantiniana. Il quartiere è costellato di targhe e opere di un passato millenario: dalla Sedia del Diavolo, monumento funebre della Roma Antica, ai richiami barocchi della Fontana delle Rane, in piazza Mincio, al Coppedè. Il passato più recente è impresso anche nel marmo di via Topino, dove è posta la prima pietra della zona Trieste: era il 28 febbraio del 1926. Il quartiere, in un certo senso, è andato anche sulla luna. Nel 1930, a poche centinaia di metri da via Topino, in via Tevere, nasceva Michael Collins, uno dei tre intrepidi astronauti della missione Apollo 11. Il territorio è segnato anche dalle “battaglie con morti e feriti” della storia più recente, come ricorda lo scrittore Premio Strega Edoardo Albinati. Gli Anni di Piombo hanno lasciato solchi profondi: attentati come quelli al giudice Occorsio, al poliziotto Evangelista detto Serpico e al giovane Cecchin sono ancora nella memoria dei più.

Poi ci sono i parchi che rendono il Trieste-Salario uno dei luoghi più verdi di Roma: Villa Borghese, Villa Chigi, Villa Paganini, Villa Albani, Parco Nemorense e soprattutto l’immensa Villa Ada che vista dall’alto sembra voler abbracciare il quartiere con i suoi boschi e i suoi prati.

Il campo dei ‘ferrovieri’, 1955

Come dimenticare, tra le immagini del nostro viaggio, l’istante impresso in bianco e nero in uno scatto del noto fotografo di quartiere Arturo Tortellini che immortala una partita di calcio del 1955 in via Tripoli, in quello che fu Il campo dei ferrovieri. Foto di sport diventano gigantografie appese alle pareti dello storico Tennis Club Parioli, dove mossero i primi passi i maestri della racchetta Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta. Tra le storie di CommunityBook ci sono anche quelle narrate da personaggi noti. I più conosciuti sono anche i più gentili, ospitali e disponibili a raccontarsi. Hanno aperto le porte delle loro case e i loro album personali, tra gli altri, i registi Dario Argento e Pier Francesco Pingitore, gli scrittori Edoardo Albinati e Marco Lodoli, i musicisti Edoardo Vianello e Pietro Pintucci. E tanti altri.

Ma CommunityBook è soprattutto figlio della gente comune. Lo abbiamo realizzato grazie alle indicazioni, alla generosità e all’ascolto di tutte le persone incontrate durante i nostri percorsi. Gli abitanti del ‘nostro’ Trieste-Salario, oltre a essere i primi protagonisti di questo libro, sono anche coloro che lo hanno reso possibile. Appuntamento alla prossima edizione.

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